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Quali sono gli
obiettivi principali dello studio? Lo studio è volto principalmente a fornire dati sull’uso di diverse tipologie di sostanze dopanti e di integratori proteici negli adolescenti italiani (età compresa fra i 14 e 19 anni). Inoltre lo studio è volto ad inquadrare le disposizioni e i processi di valutazione individuali all’interno di una prospettiva teorica di tipo psicosociale, che tenga conto sia degli aspetti intenzionali, che di quelli legati alla violazione delle norme morali e della relazione con altri comportamenti antisociali. Lo studio si rivolge a giovani studenti di età compresa fra i 14 e 19 anni distribuiti su tutto il territorio nazionale (Nord, Centro, Sud e Isole). Verrà inoltre mantenuta un’equa distribuzione fra le diverse tipologie di istituti superiori (Licei, Istituti tecnici, Istituti Professionali).
Le scuole che sono state estratte e che hanno
aderito allo studio sono: Lo studio prevede la somministrazione di un questionario in due momenti diversi ai medesimi studenti:
La compilazione del questionario in ambedue i casi sarà svolta in aula sotto la supervisione di professionisti esperti del settore e avrà una durata massima di circa 45 minuti. Conclusa la fase di rilevazione, i medesimi soggetti saranno coinvolti in occasioni di discussione dei risultati della ricerca, che verranno organizzati ad hoc con ogni scuola.
Chi sono i
committenti dello studio? Lo studio è finanziato dal Ministero della Salute (Commissione per la vigilanza ed il controllo sul doping e per la tutela della salute nelle attività sportive) in collaborazione con il Dipartimento di Psicologia dell’Università “La Sapienza” di Roma. Chi sono i
responsabili dello studio? Il responsabile scientifico del progetto è il Prof. Fabio Lucidi Professore Associato di “Tecniche di misura in psicologia: il questionario”
Presso l’Università degli Studi di Roma “La
Sapienza”
Il referente per l’esecuzione materiale del progetto è il Dott. Luca Mallia Dipartimento di Psicologia, Via dei Marsi, 78, 00185 Roma Negli ultimi
anni, la pratica del doping è incrementata tra gli adolescenti, sia tra gli atleti di alto
livello che tra i giovani che praticano sport solo a livello amatoriale
(Irving et al., 2002; Stocker, 2000; Survey Research Center, 1999).
Diverse ricerche indicano che i
primi usano queste sostanze per migliorare la propria prestazione,
mentre i secondi vi ricorrono soprattutto per migliorare il proprio
aspetto fisico (e.g DuRant et al., 1995; Kindlundh et al., 1999).
Negli ultimi anni, a livello internazionale,
sono stati condotti diversi studi per identificare i fattori individuali
e le caratteristiche contestuali capaci di aumentare il rischio di
uso di tali sostanze tra gli adolescenti.
La maggior parte di essi si è però
concentrata sulla valutazione della rilevanza che singole variabili
hanno sulle intenzioni di abuso di sostanze dopanti; il fenomeno non
è invece mai stato studiato all’interno di una cornice teorica più
ampia.
L’obiettivo dello studio proposto è quello di inquadrare
le disposizioni individuali nei confronti dell’uso di sostanze dopanti
all’interno di una cornice scientifica complessa che renda conto
delle differenti prospettive con cui il fenomeno può essere letto:
a) l’uso di sostanze ad azione dopante è un comportamento diretto a un obiettivo (estetico o prestazionale) che danneggia la salute di chi lo mette in atto; b) l’uso di sostanze ad azione dopante è un comportamento di chiara violazione di norme etiche e morali alla base della lealtà sportiva e sociale oltre che della normativa legale vigente in Italia; c) l’uso di sostanze ad azione
dopante è un comportamento che, in adolescenza, si associa spesso
ad altri comportamenti antisociali e/o rischiosi per la salute.
Se si considera la prospettiva a), La teoria del comportamento pianificato (TCP) di Ajzen e Fishbein (1991) rappresenta una cornice concettuale che è stata applicata ad un’ampia gamma di comportamenti rischiosi che riguardano gli adolescenti (e.g. Armitage and Conner, 2001). In accordo con la TCP, l’intenzione di
eseguire un comportamento è l’antecedente più prossimo del comportamento
in oggetto e il suo miglior predittore.
Le intenzioni, a loro volta, sono determinate
da tre predittori: atteggiamenti, norme soggettive e il controllo comportamentale
percepito, che si configurano come determinanti delle disposizioni individuali
nei confronti delle sostanze ad azione dopante.
Se si considera la prospettiva b) È stato
dimostrato che ciò che discrimina tra gli adolescenti che si comportano
lealmente e coloro che non lo fanno non è tanto l’adozione di valori morali
astratti, quanto la frequenza con cui ricorrono al cosiddetto disimpegno
morale (Bandura et al., 1996): quegli adolescenti che vi ricorrono facilmente,
mettono in atto più comportamenti antisociali (Caprara, 1997).
È quindi ragionevole ipotizzare che una
misura di disimpegno morale possa contribuire alla predizione dell’intenzione
di fare uso di sostanze dopanti.
Se si considera la prospettiva c) la
letteratura suggerisce che esiste una certa continuità tra problematicità
comportamentale in giovane età e forme di antisocialità in età adolescenziali.
I motivi di questa continuità comportamentale
sono stati spesso associati ai processi di giudizio sociale e di decisione.
In particolare, numerosi studi indicano
che, soprattutto in età scolari, la problematicità comportamentale è spesso
legata a difficoltà ricorrenti nelle modalità in cui un individuo elabora
le situazioni sociali difficili o conflittuali che incontra.
Ad esempio, le difficoltà nel capire
le intenzioni di un altro o pensare velocemente a forme costruttive per
risolvere un conflitto tendono a tradursi in decisioni sbagliate su come
concretamente rispondere a queste situazioni sociali (Huesmann, 1988;
Dodge 1986; Dodge 2003).
Lo studio proposto si propone di acquisire
ulteriori conoscenze sul fenomeno doping negli adolescenti analizzando,
in una prospettiva multivariata le relazioni tra le disposizioni verso
l’uso delle sostanze dopanti e le differenti variabili psicosociali descritte.
Parallelamente lo studio permetterà di fornire indicazioni aggiornate
sulla diffusione delle diverse classi di sostanze dopanti e di integratori
proteici in adolescenti caratterizzati da differenti livelli di coinvolgimento
nello sport agonistico e/o amatoriale.
Infine il progetto prevede l’organizzazione
di diversi momenti di comunicazione dei risultati raggiunti, rivolti ad
operatori dello sport e della salute.
In sintesi gli obiettivi del progetto
sono:
(a) fornire dati utili ad una analisi
complessiva delle disposizioni e dei comportamenti legati all’uso di sostanze
dopanti in adolescenza. Questa analisi si propone di integrare le diverse
chiavi di lettura che del fenomeno sono state fornite. Ci si propone inoltre
di
(b) Condurre lo studio nel contesto scolastico
in modo tale da svolgere una indiretta operazione di sensibilizzazione
rivolta a insegnanti e studenti sui temi del doping e più in generale
dell’abuso farmacologico. Infine, di
(c) organizzare convegni rivolti a operatori
dello sport e della salute in modo tale da permettere la divulgazione
dei risultati dello studio e la riflessione sul tema presso una platea
di destinatari differenti, ma a diverso titolo implicati nella prevenzione
di tale fenomeno.
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of planned behaviour: Some unresolved issues. Organizational Behaviour and Human Decision Processes, 50, 179-211.
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